Meryl Streep e i poster She Knew per il caso Harvey Weinstein (VIDEO)

1In seguito ai suoi ultimi commenti su Harvey Weinstein, a Los Angeles sono apparsi poster contro Meryl Streep. Lei sapeva.

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Poster col viso di Meryl Streep tappezzano la città di Los Angeles. Sopra al suo volto, una scritta che è un’accusa. She knew. “Lei sapeva“. Si tratta, ovviamente, del caso Harvey Weinstein, su cui varie celebrità, e prima fra tutti Rose McGowan, si stanno pronunciando da mesi. Non è ancora chiaro chi sia il o la responsabile di questi poster, ma in molti stanno condannando questo attacco all’attrice premio Oscar in quanto controproducente. Invece di promuovere la solidarietà femminile, spinge le donne ad attaccarsi.

La dichiarazione di Meryl Streep sul caso è stata difficile da digerire per molti. Ha infatti affermato che Weinsteinaveva bisogno di me più di quanto io ne avessi di lui e si è assicurato che non lo sapessi“. Queste parole sono arrivate in risposta all’accusa di complicità che le ha rivolto Rose McGowan. Dopo questo battibecco pubblico, sono quindi apparsi i poster vicino al SAG-AFTRA, alla villa di Meryl a Pasadena, per tutti gli studi della 20th Century Fox e vicino ai complessi di Hollywood e Highland.

È interessante notare che il poster raffigura Meryl Streep e Weinstein che sorridono vicini, complici, quasi a sottolineare l’insinuazione che lei sia al corrente di tutte le indiscrezioni su di lui. D’altro canto, la Streep ha già difeso la sua posizione in questa storia, ripetendo che lei non sapeva che Weinstein comprasse il silenzio delle donne, figuriamoci che le molestasse. Mettere sotto accusa una donna come Meryl per gli sbagli un uomo sembra, tuttavia, un oltraggioso passo indietro nel risolvere il problema delle molestie sessuali.

Dalla parte di Meryl

Ovviamente, questo attacco alla Streep non è appoggiato da molte persone. Sui social si è scatenata una serie di prese di difesa dell’attrice.
A partire dalla giornalista Dana Schwartz, che sul suo profilo Twitter scrive: “Direi che Meryl Streep non è la persona giusta da incolpare…

O della collega Melissa Silverstein, che sempre su Twitter aggiunge: “Concentriamoci tutti sulle persone che molestano e violentano gli altri e spingiamo per un cambio radicale e una responsabilizzazione. Sarebbe il miglior modo di investire le nostre energie. Questo non lo è“.

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