How to get with Murder 6×10: L’inizio della fine – Recensione

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How to get away with murder 6×10 recensione

Avete letto bene e se ci pensate non è un’esagerazione: Michaela Pratt e Connor Walsh hanno iniziato tutto questo odiandosi nel bel mezzo di una classe gremita di gente, hanno continuato il loro percorso facendo parte di una specie di setta, i Keating 5, e sono arrivati alla fine in due, gli unici sopravvissuti, difendendosi a vicenda nel momento in cui si rischia davvero tutto. Trovo proprio per questo il loro rapporto uno dei meglio costruiti di HTGAWM.

Vedere Michaela e Connor seduti al banco degli accusati, ancora nei loro vestiti da cerimonia e incolpati di aver ucciso Sam Keating, Catherine e Caleb Hapstall, Emily Sinclair, i procuratori Denver e Miller e Rebecca Sutter mi ha fatto impazzire perché è un po’ ciò che aspettavamo dall’inizio della serie: che i protagonisti pagassero per tutto, non solo per ciò che sarebbe accaduto verso la fine. Quello che ci sta mettendo davanti HTGAWM, e che continuerà a metterci davanti nelle prossime settimane, è un verosimile ed estremamente crudele dilemma: è giusto che una persona paghi per ciò che ha fatto nonostante abbiamo imparato a volerle bene o, visto che sappiamo che nulla è stato premeditato da loro, va bene anche sperare in una loro assoluzione?

La situazione e il conflitto interiore si accentuano nel momento in cui l’FBI propone alla Pratt e a Walsh un accordo: accusare di tutto Annalise Keating per scontare cinque anni o lasciare tutto così e rischiare di passare il resto della vita in prigione. Che entrambi abbiano pensato non solo a sé stessi ma anche al proprio compagno, nonostante Oliver e papà Pratt spingessero per l’egoismo, è bellissimo, tanto quanto è tremendo che abbiano deciso di voltare le spalle ad Annalise benché consapevoli della sua innocenza. Però, va detto, siamo onesti: chi non avrebbe fatto esattamente la stessa cosa se non fosse seduto sul suo divano e si trovasse nei loro panni?

 

ANNALISE

La 6×10 è forse l’episodio meno Annalicentrico dell’intera serie. AK figura all’inizio e alla fine in un contesto nebuloso e volutamente caotico che ci lascia pochi indizi per fare chiarezza solo all’ultimo. Il midseason finale si era chiuso con una litigata furibonda tra Annalise e l’ormai più antipatico della serie Nate Lahey, che la accusa di tutti i crimini commessi dal 2005 a oggi dandole la spinta di abbandonare Filadelfia per cambiare identità e vita. E’ in questo modo che ci imbattiamo in Justine, la versione meno professionale di Annalise, pronta ma non troppo ad entrare nella macchina di uno sconosciuto per nascondersi nei punti più remoti del Messico. All’ultimo AK fa dietro-front e si trova ammanettata dalla polizia.

ORA: come hanno fatto a trovare Annalise così in fretta? Il papà di Michaela, che aveva aiutato Annalise a partire, c’entra anche con il suo arresto?