How to get away with Murder 6×13: Il ritorno di Sam Keating – Recensione

2HOW TO GET AWAY WITH MURDER – IL 2005 DI FRANK E BONNIE

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Innanzitutto devo dire una cosa che forse non c’entra al 100% ma chissenefrega, la devo dire: quanto è grande l’emozione di rivedere la casa di Annalise ogni tanto?! Fino al terribile incendio della 3×09 la casa di AK è stato lo scenario di tutto ciò che è accaduto e mi ci ero affezionato così tanto che in quell’episodio per me non era morto soltanto Wes, ho vissuto anche il lutto di quella casa. Ah bé in realtà Wes forse non era morto… o sì… vabbé… e lo scantinato?! Là sotto Bonnie ha ucciso Rebecca, Frank ha avuto sveltine con due terzi del sesso femminile, Wes è stato trovato incosciente da Connor… incosciente… vorrei dire morto… ehm… ANDIAMO AVANTI.

La 6×13 ci spiega perché Frank e Bonnie si sono mollati per poi ricordarsi l’uno dell’altra in senso sentimentale soltanto anni e anni dopo: inutile dire che c’entra Sam Keating. Sam sgama i due durante una delle sveltine citate qua sopra e spinge Frank a lasciare Bonnie, rivelandogli del suo passato difficile e degli stupri subiti dal padre e dagli amici del padre. Atteggiamento totalmente diverso quello di AK: lei sostiene che Bonnie merita amore più di chiunque altro e sinceramente vederle sul letto in lacrime mi ha commosso. Il rapporto tra le due è il più controverso e meglio raccontato dello show a mio parere, complice la bravura di Viola Davis e di Liza Weil.

IL 2005 DI ANNALISE E SAM

Lo so, vi ho sgamati: non aspettavate di parlare di altro.
Non nasconderò neanche un centimetro della mia delusione dopo il plot twist principale dell’episodio: Sam ha tratto le sue tanto decantate capacità manipolatorie dalla sorella Hanna, più grande di lui. Ebbene sì. Stiamo parlando di incesto. E non è tutto: da questo incesto è nato uno dei protagonisti dello show, Frank. Sinceramente: ne avevamo bisogno? Non penso. Ed è da qui che nasce il mio disappunto. Due episodi rimasti, trentamila domande aperte, due personaggi principali scomparsi che devono tornare per darci risposte e si mette altra carne al fuoco che non si può pretendere di affrontare correttamente se mancano solo ottanta minuti alla fine.

Un conto è se ci fosse un’altra stagione, ma non è questo il caso. Poi: questa ossessione per i figli nascosti in America finirà mai? E ancora: che senso ha farci vedere nella seconda stagione la famiglia di Frank quando Delfino Curioso porta Laurel a casa per cena!? E’ palese che l’idea dell’incesto sia venuta molto dopo.

How to get away with murder 6×13 recensione

Tutto questo ammasso di pensieri per dirvi che comunque amo alla follia i flashback in How to get away with Murder e il modo in cui riescano a dare spessore a personaggi controversi, tipo lo stesso Sam: anche lui, a suo modo, è un personaggio profondo, agisce in un certo modo perché ferito da traumi radicati nella sua persona, dico solo che in questo caso la ragione era evitabile.

Mi è piaciuta molto la scena in cui Bonnie ricorda ad Annalise che nulla di quanto scoperto giustifica gli omicidi dettati da Sam e lei risponde “Lo so, ma mi fa vedere di più di lui“. E’ esattamente ciò che amo del lavoro di Pete Nowalk. E a proposito del suo lavoro la critica che mi sento di fare riguarda la quinta stagione: se guardo la serie dall’alto vedo quasi la totalità di quella quindicina di puntate come un universo parallelo in cui sono stati racchiusi tutti i misteri inutili (Miller, Nate Senior, la Governatrice). Se avesse spinto di più sui flashback allora, non avrebbero dovuto correre adesso e anche queste svolte sarebbero state apprezzate dal pubblico.