How to get away with Murder 5×11 – La disperazione di Bonnie Winterbottom

1Terza puntata di How to get away with Murder dopo la pausa, ecco la recensione!

How to get away with Murder 5×11 recensione

Non so se sono l’unico a comportarsi così ma in genere se ho detto un segreto ad una persona che va a confidarlo a qualcun altro esattamente due secondi e mezzo dopo la secondo volta che devo dire un segreto a qualcuno non scelgo quella stessa persona. Evidentemente Bonnie Winterbottom non la pensa come me, perché è da circa cinque puntate che rivela cose a Asher che puntualmente rischia di pubblicare su Facebook perché non ha il bagaglio emotivo adatto per tenerle per sé. Scusate, ero nervoso, lo dovevo dire subito.

 

CASO EMMETT

Ragazzi, sono sincero, lo confesso: non ho capito una benedetta mazza, e neanche stavolta sto parlando della concorrente del Grande Fratello Vip 2. A mio parere la storyline di Emmett era evitabilissima, non tanto perché la sua unica utilità sia stata confermarmi ulteriormente che senza assistere a frasi iconiche in cui Annalise Keating distrugge uomini bianchi e privilegiati io non sono nulla, quanto perché Emmett è comparso cinque minuti on screen prima d’ora e in nessuno di questi cinque ci è stato simpatico; perché Annalise dovrebbe improvvisamente aver voglia di aiutarlo adesso?
Detto questo, l’importante è il risultato: Emmett e Nora, la famosa cliente di cui si è innamorato e per la quale è stato trasferito da Londra, sono scagionati dalle accuse che avevano a carico riguardo la vendita illecita di informazioni genetiche e potranno tornare a limonare in macchina in santa pace. Perlomeno finché Annalise non deciderà di bussare al finestrino.

 

CASO LAHEY

How to get away with Murder 5x11 recensione
How to get away with Murder 5×11 recensione

Ora che Tegan sta scoprendo circa tutto grazie alla non cooperazione tra la Keating e i Keating 5 (che poi voglio dire, raga, organizzarsi internamente mi sembra la prima cosa da fare quando si sta coprendo un omicidio), chissà quale mossa dovremo aspettarci dalla sua alleanza con l’ispettrice che l’anno scorso, terminata la sanguinosa festa del lancio della Caplan&Gold, le aveva concesso l’immunità.
Detto questo, vorrei tornare un attimo allo screenshot qua sopra e al palese intervento di un bravo psichiatra (magari non Isaak, ecco, ho detto bravo) per Nate Lahey: capisco il cocente desiderio di fare giustizia riguardo la morte del padre, ma quando tutti, AK in primis, ti dicono che stai agendo non lucidamente e che stai facendo letteralmente di tutto pur di farti incriminare per la morte di Miller, due domande dovresti fartele. Le false analisi che avevano certificato la presenza di DNA di Lahey Senior sulla pistola sono state fornite dalla Governatrice e da Miller e a questo punto della storia non so chi dei due imputare: potrebbe essere che il twist finale sia un reale coinvolgimento di Miller nella faccenda riguardo la quale lo riteniamo tutti innocente.

 

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