Glee

Quanto è stato ed è importante Glee per i Loser come noi

Glee è stata una serie che ha avuto alti e bassi, ma far parte di qualcosa di speciale ti rende speciale e, ancora oggi, il fandom è una famiglia

Era il 2009 quando Glee andava in onda la prima volta e, probabilmente, eri un ragazzino incompreso, alla ricerca della persona che diventerà, in un paese di provincia dove camminare con un cappello di un colore acceso è considerato stravagante.
Non esistevano così tanti esempi e stimoli a essere se stessi a qualunque costo come adesso. O comunque, la situazione era peggiore, si denunciava molto meno e molti problemi passavano in sordina.

Non era facile essere un omosessuale e, soprattutto, non era facile dichiararsi tale. Vedere serie tv in streaming e parlarne non era di moda come adesso, molte volte si era vittima di prese in giro. Il bullismo era molto meno controllato e denunciato, era quasi normale incassare gli insulti solo perché indossavamo degli occhiali un po’ più spessi.

Glee si inserisce in questo contesto: una serie innovativa sugli adolescenti e per gli adolescenti, a tratti strana o imbarazzante, ma che parla direttamente a noi sfigati. A noi che dall’altro lato dello schermo cercavamo disperatamente qualcuno che ci comprendesse, qualcuno in cui rivederci.

In poco tempo diventa un vero e proprio fenomeno e il fandom si ritrova a vivere un’esperienza, riempendo la loro vita di silenzi con parole cantate da altri.

Siamo stati Rachel Berry mentre piangevamo perché non accettavamo il nostro naso e perché il ragazzo dei nostri sogni non ci guardava neanche. Eravamo come Kurt Hummel, spinti contro gli armadietti solo perché avevamo il coraggio di esprimere noi stessi. Siamo stati Santana Lopez, confusi sul nostro futuro e arrabbiati con un mondo che ci forzava in una dimensione che non ci apparteneva.

Abbiamo cantato a squarciagola, abbiamo vinto le provinciali, abbiamo perso le regionali, abbiamo alzato una mano a forma di L sulle nostre teste con vanto. Ci siamo presi granite in faccia e abbiamo fatto dei nostri difetti il nostro inno.

Abbiamo riso tantissimo quando Finn pregava un toast al formaggio e Puck credeva che le donne avessero la prostata, abbiamo pianto fortissimo quando l’ansia da prestazione ha spezzato i sogni di Rachel e quando la vita ci ha portato via il nostro gigante buono.

Per tanti di noi, Glee è stato un alleato e i suoi protagonisti sono stati nostri compagni di crescita. Lo sviluppo di un determinato personaggio molte volte è coinciso con la crescita personale degli spettatori. È stata una serie che ha spinto i ragazzi ad essere persone migliori, più empatiche. Ha dato a molti il coraggio di uscire dal guscio, di indossare una maglietta con su scritto LEBANESE, di cantare anche se stonati.

Per chi ha vissuto l’esperienza di amare Glee, ricorderà che il messaggio principale era che non saremmo mai stati soli.

Ha dato una famiglia a chi ne aveva bisogno e ci ha insegnato ad esserlo, accettandoci e accettando gli altri. Ha spinto a non nascondere i propri interessi, a fare nuove amicizie e ha dato una colonna sonora ai momenti importanti della nostra vita.

Quanto è ingiusto, quindi, parlare di maledizione di Glee, quando per così tante persone questa serie è stata una benedizione? Una serie così importante che quando chiedono a qualcuno del fandom di parlarne quasi non riesce, tanta è l’intensità dei ricordi che rappresenta, dell’impatto che ha avuto nelle nostre vite.

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Glee

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Nel bene e nel male questa serie ci ha spinti a diventare le persone che siamo oggi, a lottare per i nostri diritti, ci ha ispirati ad essere migliori per noi stessi, per gli altri. Far parte di qualcosa di speciale, rende speciali, eppure quel qualcosa è speciale perché ne abbiamo fatto parte.

Questo articolo è per noi sfigati, per tutti coloro che a volte credono di essere fuori posto perché diversi e invece sono solo speciali. Nulla potrà toglierci quella L dalla fronte e i bellissimi ricordi di quando proprio tu eri un loser like me.

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Emilia crede di essere una superdonna come Jessica Jones quando in realtà è fuori di testa quanto Jessica Day. Quasi più #maiunagioiasemper di Jon Snow, le piacciono gli attori con le belle braccia. Cammina sotto il suo ombrello giallo aspirando a diventare Rory Gilmore e, se capita, anche la moglie di Zac Efron.