How to get away with Murder 5×12 – Il gioco di Teagan Price

1Nuova recensione di How to get away with Murder! Buona lettura!

How to get away with murder 5×12 recensione

Il gioco si fa veramente duro e se nemmeno Annalise ha più voglia di giocare significa che la situazione è al limite del sovrannaturale: bando alle ciance, vi lascio alla recensione dell’episodio di How to get away with murder 5. Buona lettura!

 

CASO GABRIEL

How to get away with murder 5x12 recensione
How to get away with murder 5×12 recensione

Come diceva il detto? Tieni vicino gli amici ma ai nemici fai anche vedere gli addominali? Bé, Gabriel ha dato un’interpretazione tutta sua di ciò che viene chiamata coercizione: nei panni di AK gli avrei creduto senza indugi pretendendo anzi di toccare con mano la sua sincerità. Ahimè Annalise è più casta di me e noi siamo spettatori di un episodio Gabriel-centrico senza che lui si tolga mai più la maglia per mostrarci quei quadratini che o si è tatuato o una famosa industria fabbrica-robot gli ha dato in dotazione alla nascita.
Il caso montato contro Gabriel gira intorno una foto di lui in maschera ad una protesta (proteste alle quali Maddox partecipava ed ecco spiegata la presenza della patente finta) che l’FBI ha sapientemente architettato per incastrarlo, mossa spinta dalla detective che cerca di portarlo dalla sua parte chiedendogli di smascherare i loschi traffici di Annalise.
Questo episodio è servito un po’ da elemento spoiler per i protagonisti della storia, che finalmente vengono a sapere cose che noi sappiamo da tempo: AK ora è venuta a conoscenza del fatto che Miller aveva chiesto, per conto della Governatrice, a Gabriel di indagare su di lei e Gabriel ora è venuto a conoscenza delle telecamere che i Keating 5, privi di dignità e di ritegno, gli avevano piazzato in casa. E no, Asher, questa storia che ti giravi mentre si faceva la doccia non ce la beviamo.

 

CASO PRICE

How to get away with murder 5x12 recensione
How to get away with murder 5×12 recensione

Che Emmett sia così disperato da provarci con qualsiasi essere vivente era prevedibile, che Teagan arrivasse ad avere una tensione sessuale simile con Michaela un po’ di meno.
Vorrei ringraziarla per lo spiegone: la scorsa puntata l’abbiamo lasciata a tramare nella penombra con la detective, ma ora sappiamo che lo faceva non per andare contro AK, ma perché convinta del fatto che Papà Castillo (adoro come lo pronuncia) fosse il mandante anche di questo omicidio. Resta da capire se l’averla spaventata con una mail anonima (idea venuta dalla sempreverde miss Pratt) basterà per tenerla a bada.

 

CASO MILLER

How to get away with murder 5x12 recensione
How to get away with murder 5×12 recensione

Bonnie è la più potente bestia di Satana che sia stata progettata in una serie tv ed è per questo che la amo così tanto. L’incontro tra la Winterbottom e la madre di Ron Miller ci serve per constatare che anche le migliori facce d’angelo possono nascondere tremendi segreti e che non tutte le lacrime che non sembrano da coccodrillo non sono da coccodrillo, o meglio, anche questo tipo di lacrima può contenere uno sfondo di verità. Ci siamo capiti.
Grazie alle indagini condotte da Bonnie, Nate e Frank (dispensatore dei peggiori consigli del mondo, raga, non è vero, non è nella nostra natura uccidere le persone, non fatelo, non ascoltate questo delfino curioso) si scopre che Miller aveva effettivamente avuto contatti con la signorina che aveva curato l’adozione di Wes da parte di Annalise. Essendo questa sia la prova che la Governatrice e Miller lavoravano per la stessa cosa sia il collante che legava Wes e AK, complice la sgridata più epica della storia da parte di AK, Nate risolve la questione facendo uscire magicamente il corpo di Miller e spingendo l’FBI alla porta della Governatrice.
E’ un peccato ma al contempo è ciò che continua a dare carburante allo show, il fatto che la detective non creda a mezza parola di ciò che i nostri eroi le stanno propinando e abbia dato inizio all’operazione BONFIRE, che oltre a mostrarci un rapido riassunto di HTGAWM su una lavagnetta, ci riporta indietro nel tempo, quando Wes, Connor, Michaela e Laurel si sono intrufolati al falò la notte in cui hanno ucciso Sam Keating per avere un alibi.

 

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