Il Liceo Helen Keller esiste davvero? Chi sta guardando Tutto l’amore che resta, la fiction di Rai 1 con Raoul Bova, potrebbe chiedersi se la particolare scuola frequentata dai protagonisti della serie esista anche nella realtà.
Il liceo è infatti il cuore della storia: un istituto pubblico basato sull’inclusione, nel quale ragazzi con e senza disabilità studiano e crescono insieme.
Ma il Liceo Helen Keller di Tutto l’amore che resta esiste davvero e dove si trova? Scopriamo cosa sappiamo sulla scuola della fiction.
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Il Liceo Helen Keller esiste davvero?
No, il Liceo Helen Keller di Tutto l’amore che resta non esiste realmente. Si tratta di una scuola immaginaria creata per la storia raccontata nella fiction di Rai 1.
Come riporta Idealista, nella serie l’istituto si trova a Frascati, in provincia di Roma, ma non esiste una vera scuola corrispondente al Liceo Helen Keller mostrato sul piccolo schermo.
Entra nel canale ufficiale WhatsApp di Daninseries Seguimi sul mio profilo ufficiale InstagramIl liceo è stato quindi ideato appositamente per la fiction e rappresenta uno degli elementi fondamentali della storia.
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Nella fiction il Liceo Helen Keller si trova a Frascati, nel territorio dei Castelli Romani.
È qui che lavora Stefano Fogli, il preside interpretato da Raoul Bova, che ha fatto dell’inclusione il principio fondamentale del proprio progetto educativo.
La scuola accoglie infatti studenti con e senza disabilità, permettendo loro di condividere non soltanto le lezioni, ma un vero percorso di crescita.
Tra i nuovi studenti arrivano anche Vittoria e suo fratello Matteo. La ragazza inizialmente fatica ad accettare il trasferimento e la nuova realtà nella quale si ritrova, mentre Matteo è un ragazzo autistico per il quale la madre ha scelto proprio il Liceo Helen Keller.
Come è stata creata la scuola di Tutto l’amore che resta
Nonostante il Liceo Helen Keller sia immaginario, la realizzazione della scuola per la fiction ha richiesto una particolare attenzione.
Secondo quanto riportato da Idealista, per creare il set sono stati effettuati importanti interventi scenografici, con l’obiettivo di rappresentare ambienti realmente accessibili agli studenti con disabilità motorie o cognitive.
Aule, corridoi e spazi comuni sono stati progettati seguendo le indicazioni di esperti nell’ambito dell’inclusione scolastica.
L’accessibilità non è quindi soltanto un elemento della trama, ma ha influenzato anche il modo in cui sono stati pensati e realizzati gli ambienti della scuola mostrati nella serie.
Perché la scuola si chiama Helen Keller
Il nome scelto per la scuola richiama Helen Keller, scrittrice e attivista statunitense diventata una figura importante nella storia dei diritti delle persone con disabilità.
Keller perse la vista e l’udito quando era ancora molto piccola e, grazie anche al percorso educativo intrapreso con la sua insegnante Anne Sullivan, riuscì a studiare e a diventare una scrittrice, conferenziera e attivista.
La scelta del suo nome risulta quindi particolarmente coerente con il tema centrale di Tutto l’amore che resta, che ruota proprio intorno all’inclusione e al diritto degli studenti di avere le stesse opportunità.
La scuola della serie francese Lycée Toulouse-Lautrec
Tutto l’amore che resta è l’adattamento italiano della serie francese Lycée Toulouse-Lautrec, creata da Fanny Riedberger.
Anche nell’originale francese la scuola è al centro della storia e accoglie ragazzi con e senza disabilità.
Tra le due versioni esiste però una differenza: come riporta Idealista, nella serie francese il liceo è privato, mentre nell’adattamento italiano il Liceo Helen Keller è pubblico.
Nella fiction di Rai 1 a guidarlo troviamo il preside Stefano Fogli, interpretato da Raoul Bova, disposto a battersi per difendere il suo modello educativo e offrire agli studenti un ambiente realmente inclusivo.