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Cosa ci hanno insegnato i telefilm #1 : Pretty Little Liars

Edo | Febbraio 5, 2015

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Salve a tutti, miei cari telefilm addicted! Ho deciso di scrivere questo articolo, perché dopo aver passato anni a guardare […]

Salve a tutti, miei cari telefilm addicted!

Ho deciso di scrivere questo articolo, perché dopo aver passato anni a guardare telefilm, mi sembrava il caso di ricavare degli insegnamenti da quello che ho guardato, giusto per convincermi di non aver sprecato  parte della mia vita.

Iniziamo da un telefilm a cui nemmeno Vasco riuscirebbe a trovare un senso: Pretty Little Liars.

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Poiché in cinque stagioni non abbiamo ancora capito una ceppa di questo telefilm, credo che sia il caso di concentrarci su quello che, negli anni, abbiamo potuto estrapolare dal Marlenworld. Sedetevi comodi, prendete i popcorn e preparatevi a leggere tutto nero su bianco.

1. L’età non conta.
Non parlo tanto degli Ezria, che ormai stanno insieme più a lungo dei miei genitori, ma di tutti i rapporti random a Rosewood. Non importa quanti anni tu abbia, se sei minorenne, un medico o un tutore della legge: quando si bomba, si bomba.

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2. Il potere del multitasking è immenso.
A Rosewood non importa quali siano le tue credenziali o le tue precedenti esperienze lavorative, puoi fare tutto con estrema facilità: diventare fotografa, chef, aprire una localeria  locale + libreria = cagata per hipster), essere campionessa della squadra di nuoto, lavorare per la polizia… Ammettiamolo: nella vita reale non funziona così, a meno che tu non sia la signora Pam.

 

3. Lesbo radar attivo e funzionante.
Se due lesbiche sono entrambe nell’arco di cinque chilometri, allora deve necessariamente esserci attrazione sessuale, un po’ come dire che un ragazzo e una ragazza devono piacersi solo perché di sesso opposto. Proprio da Marlene, mi aspettavo la rottura di questo stupido cliché.

 

4. Pretty Little interior design.
Non importa vivere in un loft o in una baracca: se non hai un divano, non sei nessuno!
Non conta se ormai hai così tanta confidenza con gli scarafaggi che vivono nel bagno da avergli dato un nome, se hai un divano e ci vivi sopra, sei figo e bombi a bestia.

Ma ndo vai, se er divano non ce l’hai?

 

5. La cittadinanza è data ad addominalem.
A quanto pare senza tartaruga non si entra in città. Credo ci sia un decreto comunale che dice che se proprio vuoi stare nel telefilm, e sei senza addominali, puoi comparire massimo tre episodi per stagione: chiedete al povero Lucas.

 

6. Non serve pagare le tasse.
Non ha senso che i contribuenti buttino via i loro risparmi per pagare gli stipendi della polizia di Rosewood. Nonostante puzzi assai il fatto che Rosewood, grande quanto Città della Pieve, abbia più crimini e omicidi delle favelas brasiliane, la cosa che più stupisce è che quattro bimbeminkia adolescenti siano più avanti nelle indagini (portate avanti tra l’ora di ginnastica e quella di storia) rispetto alla polizia. Ma soprattutto, con che criteri vengono selezionati i poliziotti? Basta saper contare da 1 a 10 in ordine decrescente?

 

7. La città è orfana.
Hai sedici anni e la sera rientri a casa alle otto, perché sai che tua mamma ti sta aspettando così?

Evidentemente non vivi a Rosewood. Avere figli non richiede grandi doti genitoriali: puoi partire, lasciarli soli, fare che vengano interrogati dalla polizia senza la tua presenza (sebbene siano minori) e puoi anche farti i loro amici.

 

8. Interscambiabilità is the way.
Se tu e tua figlia portate la stessa taglia di pantaloni, allora sei legittimata a zoccoleggiare con qualsiasi ragazzotto nei paraggi, anche se potresti essere sua madre.

 

9. Il mondo è regolato dalla logica dei film horror.
Ti trovi in una situazione pericolosa?

Qualcuno vi assale e siete quattro contro uno? L’unica cosa fattibile è gridare: “Oh mio Dio!” come una gallina e aspettare di essere: spillata, congelata, bollita, morsa e chi più ne hA, più ne metta. Ovviamente il tutto sempre con questa faccia

 

10. A non esiste.
Viste le 5 stagioni passate nel nonsense generale e il sadico “genio” di Marly, sono arrivata alla conclusione che A non esista e che il telefilm finirà con Alison che si sveglia, scopre che tutto era un sogno e decide di diventare meno stronza, una versione da Lsd di Christmas Carol/ lo speciale di Natale, insomma.

Miei cari, sebbene ci siano migliaia di piccole aggiunte da fare (come Ezra che decide di fare un test di paternità solo dopo mesi che la sua vita di padre è iniziata, le Liars che trovano materia prima da limonare con più facilità con cui boccia un prof. acido, o le immagini a caso di #Achefacose, volte a spaventare lo spettatore a fine episodio), credo di aver riassunto ciò che di più saliente c’è  in questi dieci punti.
Ora tocca a voi: cosa vi ha insegnato Pretty Little LiArs? Alla prossima.

Irene