How to Get Away with Murder 3×03 – Il famoso anello di Michaela Pratt

1Terzo episodio e terza recensione di questa terza stagione di HTGAWM!

 

Lindsay Lohan.
Serena Van der Woodsen.
Haley Dunphy.
Justin Bieber.
Annalise Keating.
Questa è una minima parte dell’elenco di persone da cui, vuoi per il coinvolgimento in un omicidio, vuoi per dei jeans portati ad altezza veramente troppo bassa durante un concerto, un mugshot ce lo aspettavamo.
Oggi è stato il turno di AK: potrei guardarla far frontino ai suoi stessi carcerieri acca 24, come direbbe Ilary Blasi.

 

CASO DEL GIORNO

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Annalise è una donna dalle mille risorse e di questo ce ne accorgiamo quando storciamo il naso perché sta difendendo lo stereotipo della “peggior persona esistente su questa terra” ma baciamo lo schermo non appena lo pesta negli angoli del tribunale.
Il cliente del giorno – caso affidato alla Pratt perché nessuno avrebbe potuto farmi ridere di più – s’è fatto selfie incriminanti con un cadavere (oltre ad aver ucciso in precedenza un’altra ragazza) ma niente, la Keating riesce a farlo vincere alla faccia di una difesa arrogante nei suoi confronti. Non ce n’è per nessuno.
Quando dico che raramente i casi secondari sono fini a sé stessi, parlo di casi come quello del Maniaco delle Squillo, che è stato utile per far ricomparire l’anello di Michaela e, soprattutto, per darci qualche indizio in più riguardo la backstory di Bonnie: sapevamo già che Annalise l’aveva salvata dagli abusi del padre, oggi ci è stato detto che la polizia l’ha arrestato da una Bonnie i cui ricordi sono riaffiorati per la ragazza fuggita di casa e uccisa dal loro cliente. AK è così empatica ultimamente da capire perfettamente perché Bonnie voglia consegnare il maniaco alla polizia: “And Rebecca? Will you tell the police where to find her body, too?”.
Non mi sembra un ottimo modo per ringraziare la Winterbottom per il cibo spazzatura.

 

I KEATING 6

E’ arrivato il momento di fare il grande passo, sostituire Keating 5 con Keating 6. Oggi mi sento così pazzo da mischiare anche le coppie: state tranquilli, Michaela non ha (ancora) deciso di tornare a rimorchiare ragazzi gay.

MICHAELA E OLIVER

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Che Michaela stia iniziando ad avere una (tragica) influenza su Oliver si nota dal fatto che l’abbia subito ascoltata e che abbia puntato Nate in tempo zero.
Voglio bene ad Oli ma dobbiamo ammettere che si sta comportando malissimo e che, invece, Connor si sta assumendo colpe non sue: al “vorrei che rimanessimo amici” io ho urlato “sticazzi”, Walsh è stato molto più galante.
D’altro canto sto amando la Pratt all’inverosimile, soprattutto perché scatena le fantasie di Millstone con affermazioni importanti del tipo “always bet black” per poi scandalizzarsi quando le si completano nel modo più mainstream possibile: lei ha una sensibilità femminile estremamente sviluppata.
Nel frattempo, Ayden s’è fidanzato con ciò che Michaela vorrebbe essere e oltre che di lui ci sbarazziamo definitivamente del famoso anello perso nel bosco e recuperato da Laurel nella prima stagione: venduto ad un mercenario per ottenere soldi con cui rimpiazzare quelli rubati ad un cliente e persi al casinò. Il gioco d’azzardo non m’emozionava così dai tempi di Serena Van der Woodson e Nate Archibald in garage abusivi.

 

CONNOR E ASHER

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Non riesco a farvi capire quanto mi abbia reso triste vedere Connor giocare da solo in mezzo a pluricentenari mentre Oliver veniva abbordato da un doppiogiochista poco più in là. Walsh rappresenta il fidanzato perfetto, cosa che si può evincere dal fatto che, nell’ordine:
– cerca di facilitare Oli nelle sue faticose conquiste
– difende Oli quando le conquiste si prendono gioco di lui
– nasconde ad Oli la ribellione delle conquiste fingendo di aver fatto una scenata di gelosia, prendendosi colpe inesistenti e chiedendo sempre scusa. MA SCUSA DI CHE.
Mi duole il cuore.
Nota a margine: ho riso tantissimo quando Connor si è preso un “what did you do?” riguardo la rottura con Oliver anche da parte di Annalise.
Nel frattempo Asher è più Coliver che mai, tanto da non pensare alla rottura Bosher nemmeno nei tre secondi durante i quali se ne è parlato.

 

LAUREL E PAPA’ CASTILLO

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La candida e gioiosa infanzia di Laurel ci viene spiattellata da una spoileratrice seriale tornata in pista dal pisolino della scorsa settimana: una madre con problemi mentali, un rapimento il cui riscatto non è stato pagato dal padre e una simpatia non troppo evidente nei confronti della matrigna.
Devo ammetterlo: ho sempre immaginato il padre di Laurel più gangster di com’è sembrato oggi. Non tanto nell’aspetto, che è cambiato dalla 1×12 come fosse Jason DiLaurentis tra la prima e la seconda puntata di Pretty Little Liars, quanto nei modi.
In ogni caso, Laurel è riuscita a contattare Frank e a farsi dire dal padre – che ha preteso una firma su quello che si rivelerà essere un contratto vincolante con cui Laurel perderà la voce e otterrà una coda di sirena – dove si trova Delfino Curioso, il quale le ha rivelato del sicario mandato da AK, facendo sì che la Castillo mentisse alla Keating. Insomma, un casino.

 

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